La Libreria “Alta Acqua” a Venezia

Chi non conosce Venezia? Globalmente riconosciuta icona d’italica bellezza, la città che da 1000 anni affonda come il romanticismo di cui è portabandiera; che s’inabissa sotto il peso di milioni di turisti che ogni anno colgono l’occasione della vita per ammirare Piazza San Marco, il Canal Grande o per fare un giro in gondola sotto il Ponte dei Sospiri. In un luogo così ricco di stereotipata e commercializzata bellezza è ancora possibile provare delle emozioni originali, sincere? A me è capitato, entrando nella libreria “Alta Acqua”.

Signor Gianni

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La libreria si trova in Calle Longa Santa Maria Formosa 5176, non lontano da Piazza San Marco ma distante dal massiccio flusso di turisti che solitamente si ferma non oltre Ponte dei Sospiri, a caccia di una banale cartolina del ponte utilizzato dai condannati a morte per giungere nelle prigioni del Doge ed erroneamente ritenuto luogo d’incontro di amanti clandestini. L’ingresso della libreria si affaccia su una piccola piazza, l’originalità del luogo s’intuisce immediatamente dalla presenza di una vecchia carriola stracolma di libri. Nella piazza si affaccia anche un affascinante studio di un artigiano che fabbrica le tradizionali maschere di carnevale veneziane. Purtroppo ha tappezzato la vetrina del suo laboratorio con minacciosi cartelli rivolti verso chiunque osi fotografare lui e lo studio. Completamente diversa l’accoglienza che riceviamo entrati nella “Libreria Alta Acqua”. Il proprietario, il signor Luigi Frizzi, accoglie chiunque con un sorriso, invitandoci ad esplorare e fotografare ogni angolo della libreria. Entrare significa immergersi completamente in un mondo che sa di antico. I libri sono ammucchiati in maniera apparentemente caotica, riempiono una gondola al centro della sala principale, colmano scaffali di legno o canoe appese alle pareti. In un angolo un’immagine di Corto Maltese troneggia su un’antica vasca piena di letteratura erotica. All’interno il visitatore è libero di sfogliare e leggere qualsiasi volume, c’è anche una sedia che si affaccia su un piccolo canale, si può sedere e leggere con i piedi quasi nell’acqua mentre gli occhi stupiti dei turisti in gondola ci passano davanti. In un piccolo giardino sul retro, una scala letteralmente fatta di libri usati consente al visitatore di guardare oltre un muro il canale attraversato da snelli ponti e su cui svettano magnifici palazzi seicenteschi.

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Forse non sarà la più bella libreria del mondo ma è di certo una delle più suggestive. All’interno si percepisce che lo scopo ultimo non è quello di vendere i libri, piuttosto di dar vita ai libri. I libri, ognuno con la sua dote di conoscenza, sembrano ammassati, costretti in un mondo troppo piccolo a rivivere nelle più bizzarre delle situazioni. Qui i libri mi sembrano una metafora dell’umanità, ognuno di noi, come un libro, con la sua storia da raccontare.

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Omaggio involontario a un maestro – Il gondoliere

Il gondoliere – Venezia, Maggio 2012

E’ buona norma penso, per chi si avvicina al mondo della fotografia, imparare ad osservare il lavoro dei grandi maestri. Fotografare è un arte ma necessita anche di molto allenamento come uno sport. Si può avere un talento innato per l’immagine, la capacità di comprendere in un attimo la scena e di inquadrarla con efficacia; ma tutto il  talento del mondo può non bastare e prima o poi si finisce inequivocabilemente in quello stato per cui non si capisce perchè si è fatto un grande scatto…o perchè non se ne riesce più a farne! La sindrome da crisi artistico-fotografica ha il suo apice quando si pensa che per fare una bella fotografia si debba necessariamente andare all’altro capo del mondo o….usare Istantgram! Così mi capita spesso, quando penso di non avere idee, di recarmi in libreria o in rete per sfogliare e studiare le foto di Bresson, Capa, Fontana, Elliott oppure di recuperare un vecchio numero di National Geographic e ammirare gli scatti di Steve McCurry.

Qualche settimana fa mi trovavo a Venezia con amici con l’intento di fare un giro per la città e fare qualche foto anche alle barche dell’America’s Cup World Series. Imbottigliato su un piccolo ponte, fagocitati dentro il flusso di turisti diretti a San Marco, Io e il caro amico Andrea ci siamo fermati a fotografare le gondole di passaggio sotto di noi. Che clichè terrificante, ho pensato, sono a Venezia e fotografo le gondole…la mia crisi artistica sembrava non avere fine! Invece eccolo…l’attimo, il gondoliere esegue una spaccata acrobatica appoggiando il piede sul muro di un antico palazzo, lo stupore dei suoi passeggeri è tanto. Io e Andrea ridiamo come matti quando lo scatto rapido delle nostre macchine spara come una mitraglia decine di scatti in pochissimi secondi.

Tornato a casa, decido che quello era uno dei pochi scatti che esprimeva qualcosa…e lo faccio vedere ad un’amica. Lei mi fa notare che avevo copiato da Steve McCurry e che quella foto era stata usata come locandina per la mostra monografica recentemente allestita a Roma. Il mio omaggio involontario all’artista non ha fatto altro che riempirmi di orgoglio, perfettamente conscio e divertito dalla casualità e dalla fortuna. Ho deciso così di scrivere questo post come omaggio al grande maestro, che nel corso di 30 anni di carriera è riuscito con le sue immagini a descrivere un mondo caleidoscopico di persone, colori ed emozioni.

Photo by Steve McCurry