Sorrisi – Marocco e Groenlandia

Si decide di intraprendere un viaggio per i motivi più disparati. Si viaggia per scappare da qualcosa o qualcuno, oppure per rincorrere il sogno di una spiaggia dorata o di una vista mozzafiato. Si viaggia per la ricerca di avventura, nelle profondità del mare o su una cima dalla storia prestigiosa. Si può viaggiare per ripercorrere i passi di esploratori, scrittori, poeti o quelli di popoli antichi. Qualsiasi sia il motivo per cui si decide di intraprendere un viaggio lo si deve fare sempre e solo con la voglia di imparare qualcosa, di “vedere con occhi nuovi” come scriveva il grande Marcel Proust. A volte basta il luogo ad aprirci la mente ad una nuova consapevolezza. Ci sono luoghi nel pianeta che hanno questa incredibile capacità, quasi mistica, di ampliare la nostra percezione di ciò che siamo e del ruolo che abbiamo su questo pezzo di roccia che gira intorno al Sole. Tuttavia penso sia l’incontro con le altre persone, la condivisione delle conoscenze e delle storie il miglior modo per ampliare i propri orizzonti culturali.  In questi due scatti ho riassunto due sorrisi. Sorrisi diversi di persone lontane sia geograficamente che culturalmente e anagraficamente. Il primo è l’amichevole sorriso di Abdellah, la mia guida berbera nel deserto marocchino. Dalla simpatia contagiosa, sempre felice di ascoltare le mie storie sull’Islanda e sulle montagne italiane era felicissimo di insegnarmi tutto della cultura berbera. Sulla mia moleskine scrisse, come in una moderna “Stele di Rosetta”, frasi di uso comune in inglese, arabo e berbero per poi interrogarmi tutte le mattine a colazione! Il secondo sorriso è quello di un gruppo di bambini inuit a Tititetilacq, un piccolo villaggio di cacciatori-pescatori nella Groenlandia Orientale. Camminavo per il paese quando fui attratto da una musica proveniente da un piccolo edificio in legno. Entrato, scoprii che si trattava di una scuola costruita con le sovvenzioni del governo danese. Nella struttura non c’erano lezioni ma bambini e ragazzi la utilizzavano come ritrovo per giocare, incontrarsi e suonare moderni brani rock con strumenti elettrici. Questi bambini s nascondevano dalla mia macchina fotografica, per poi correre per vedere il risultato degli scatti sul display. In entrambi i casi ho imparato che la cosa più importante durante un viaggio è trovare delle persone con cui condividere un sorriso.

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Caccia grossa

ANGAMASSALIK – Groenlandia orientale, Agosto 2011

Quel giorno stavo rientrando da un lungo trekking, partito dalla parte opposta della baia, ero arrivato nel villaggio di Angmassalik alle 19 di sera, dopo circa 18 km di cammino. Stanco a causa del forte sole che in Groenlandia non lascia tregua, non vedevo l’ora di rientrare alla Red House, il rifugio gestito da Robert Peroni e base di tutte le spedizioni in questa zona del paese. Camminavo attraverso il paese assaporando la prossima cena con il pensiero, quando vengo sorpassato da un pick up sul quale quattro inuit festeggiavano, alzando i fucili da caccia verso il cielo. Nel cassone dell’automobile si trovava una enorme testa nera e una lunga pinna…Inizialmente pensavo si trattasse di uno squalo,incuriosito decisi di seguire il pick up. Dopo pochi metri si fermò davanti ad una casa e subito tutto mi divenne chiaro. I cacciatori avevano ucciso un’orca. L’enorme corpo era stato spezzettato già in mare e le parti commestibili suddivise in decine di sacchetti di plastica, mentre le porzioni di scarto, tra cui l’enorme pinna nera, da utilizzare come cibo per i cani da slitta, messe in un grande bidone. I cani avevano sentito l’odore della preda e ululavano ininterrottamente, i primi ad essere nutriti furono tre simpatici cuccioli. Dalla casa uscì la moglie del cacciatore mettendosi le mani nei capelli per tutta quella carne da trattare per essere conservata. I cacciatori erano felici ed esultanti, la carcassa del cetaceo avrebbe sfamato diverse famiglie e i cani per parecchio tempo, la caccia grossa era andata a buon fine, non restava che fare una foto con l’enorme testa del predatore!

Giochi inuit

Tiniteqilaaq, Groenlandia-Agosto 2011

E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo post. Ho passato i mesi di Luglio ed Agosto lavorando in Islanda e in Groenlandia; proprio da qui viene questo scatto. Mi trovavo nel piccolo villaggio di Tiniteqilaaq, nella parte orientale del paese. Avevo montato la tenda su un pianoro sopraelevato con una stupefacente vista del fiordo di Sermilik, ostruito dagli iceberg. Stavo cominciando a preparare qualcosa di caldo per cena quando un gruppo di scalmanati bambini inuit sono venuti a curiosare e a giocare a rincorrersi proprio intorno a me. In particolare uno di essi si divertiva a venirmi vicino urlando la parola “tupilak” e facendo delle boccacce. In passato i tupilak erano feticci, costituiti da resti di animali cuciti insieme dagli stregoni e inviati a lottare contro gli spiriti maligni. Ora sono piccole statuette totemiche in osso o in legno che raffigurano questi mostri terribili! Così anche io con la macchina fotografica mi misi a dire: “tupilak” e a fare boccacce…senza dimenticarmi di scattare una foto a questi bambini sempre sorridenti, futuro di un popolo fiero e dalla contagiosa gentilezza!

Ciao