Riflessione sulla “Street Photography” – (Strit_Bo#1)

In questi giorni ho pensato che dovevo uscire più spesso per scoprire meglio Bologna, città in cui vivo solo da qualche mese. Abituato a fotografare principalmente in viaggio, per lavoro o per svago, in luoghi esotici, scattare là dove le cose mi sono familiari, mi risulta difficile e rappresenta una sfida interessante.

Così ho deciso di tornare a fare un po’ di “street photography” in città. Esistono molte definizioni di “street photography”, per me significa scattare situazioni il più possibile “candid”, cioè in alcun modo preparate o posate. Ovviamente nei limite del possibile, a volte chiedere umilmente il permesso di fare un ritratto è un dovere etico, oltre che giovare al risultato finale. Tuttavia, continuo a preferire lo scatto “rubato”!

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Sono uscito con attrezzatura minima (la D600 e il 20 2.8 sono in assistenza dopo la sabbia della Dancalia), il muletto, una D90 con un 18-105 e la Fuji X-Pro1 con un 50 1.4. Volevo provare di mettere in pratica alcune tecniche con il flash che hanno reso famoso il fotografo newyorkese Bruce Gilden, così ho bloccato l’ottica della D90 sui 35 mm, aperto i diaframmi a f11 e settato gli ISO 1000. Dopo aver pre-focalizzato a circa 1.5 m, non mi restava che sfruttare tutta la profondità di campo e cercare degli interessanti soggetti da fotografare con il flash alzato. Data la focale un po’ stretta e la mancanza di flash incorporato, non ho praticamente mai utilizzato la Fuji.

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Nonostante lo shock che provoca il flash a pochi centimetri, devo ammettere che il 95% dei soggetti non fa una piega! La maggior parte delle volte nemmeno ha il tempo di reagire o si accontenta di un sorriso o di un “ciao”. Le poche volte che mi hanno rivolto parola, i bolognesi si sono rivelati cortesi e curiosi. Fare queste fotografie mi ha aiutato a conoscere nuove persone interessanti.

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