Venti catabatici, pinguini ed altre antartiche meraviglie

I giorni trascorrono veloci, ormai ci siamo abituati ai voli in elicottero e iniziamo a prendere confidenza con i toponimi geografici di questa parte di mondo. Sorvoliamo il ghiacciaio Mariner, alla nostra destra si stagliano le cime gemelle del Mount Murchison, gli scisti di cui sono composte disegnano pareti scure e verticali. Ma ciò che ci preoccupa maggiormente sono dei lunghi baffi di neve che, trasportati dal vento, si arricciano verso il cielo blu. La giornata sembra perfetta, nemmeno una nuvola in cielo, ma quei segni indicano che sta arrivando il vento catabatico. I venti catabatici sono masse di aria fredda che si formano a 3000 metri, sulla calotta e che poi discendono incanalandosi nelle vallate verso il mare; possono raggiungere i 180 km/h e arrivano improvvisamente.  Fortunatamente le stazioni meteo collocate negli avamposti intermedi tra la costa e la base Italo-Francese di Dome Concordia avevano avvisato la sala operativa di Baia Terra Nova la quale ha contatto il nostro pilota, questi ci chiede per radio:” Are you ready for the crazy flight?”…L’elicottero comincia a risentire delle turbolenze, sobbalza, e scarta di lato mentre Giles usa tutta la potenza del motore per contrastare il vento che rinforza rapidamente. Fortunatamente siamo quasi arrivati, sotto di noi c’è il ghiacciaio Campbell e si vede la struttura azzurra della base dall’altra parte della baia. L’elicottero atterra sull’helipad spazzato dalla sabbia, dopo essere usciti aiutiamo il pilota a stabilizzare il velivolo con spesse cinghie fissate con moschettoni di acciaio al telaio e a dei supporti di cemento a terra. Rientrati in base ci accorgiamo che anche gli altri ricercatori sono rientrati, quelli che hanno avuto maggiori difficoltà sono stati i biologi marini che si trovavano sul pack per pescare da un foro praticato nel ghiaccio.
Il catabatico soffia per qualche ora e tutta la base muggisce come se fosse la cassa armonica di un grande organo. I giorni successivi, anche se il vento è scomparso, una fitta coltre di nubi ricopre tutta la Terra Vittoria Settentrionale e le attività di volo sono ferme. Approfittiamo del periodo di sosta per fare ordine nel lavoro svolto, scaricare la posizione dei luoghi dove abbiamo raccolto le rocce dal GPS e inserire le coordinate in un software di cartografia digitale sul quale è stata caricata una carta topografica dello United States Geological Survey. Non ci si annoia mai e poi domani è la vigilia di Natale!
I preparativi per le festività sono iniziati già da giorni, i cuochi sono ovviamente i più impegnati ma ognuno contribuisce come può, c’è chi addobba e chi prepara il salone. La cena della vigilia è seguita da una piccola festa al Pinguinattolo, una casetta di legno con una piccola palestra, qualche panca e un camino. Ci scambiamo gli auguri, si stappa qualche rarissima bottiglia di spumante e il Capo Spedizione regala a tutti una T-shirt commemorativa della spedizione. Il giorno di Natale passa tranquillo, dopo un pranzo pantagruelico c’è chi va a riposarsi e chi si ferma a chiacchierare o a fare qualche partita a calcio balilla. Parlo con Ennio, il biologo marino di origini napoletane il quale mi racconta le difficoltà che hanno a pescare gli “icefish”. Questi sono pesci adattati a vivere nelle acque gelide antartiche (-2°C) che hanno eliminato l’emoglobina dal sangue per far si che questo non congeli. Purtroppo, mi spiega, il pack quest’anno tarda a rompersi, e c’è scarso apporto di nutrienti nella baia e quindi di pesci, “abbiamo fatto diversi tentativi, pescato altri pesci interessanti, ma proprio quando la giornata sembrava propizia, una foca ha deciso di venire a respirare dal nostro foro e abbiamo dovuto smettere di pescare” mi racconta.
Il giorno di Santo Stefano riprendono i voli e anche noi usciamo per lavorare a Cape Washington, a circa 15 minuti dalla base. L’elicottero atterra sul pack e cominciamo a osservare le rocce che compongono la scogliera verticale. Sono basalti, lave di un antico centro vulcanico ormai estinto ed eroso. Proprio mentre prendiamo la posizione al gps notiamo che un pinguino si sta avvicinando. Dista qualche centinaio di metri ma si muove velocemente, scivolando sulla pancia spinto dalla zampe. Dopo una decina di minuti è a pochi metri da noi, incuriosito si avvicina a Carmelo il collega vulcanologo dell’Università di Catania. Carmelo lo saluta alzando il braccio destro e il pinguino risponde sollevando l’ala sinistra…E’ una situazione comica, il pinguino è un Adelie, alto circa 30 cm ha la pancia bianca e la testa nera, gli occhi scuri sono circondati da un anello bianco. E’ strano vedere un pinguino da solo, solitamente vivono in grandi colonie, facendo i nidi con piccoli sassi disposti in mucchietti concentrici. Questo è probabilmente un esemplare giovane, cammina verso di noi, ci osserva con sguardo intelligente, cerca di spaventarci, prova a beccare me e Carmelo ma spesso inciampa risultando incredibilmente buffo. Dopo poco si tranquillizza e si allontana verso la più vicina crepa nel ghiaccio…Torniamo a lavoro, inconsapevoli che il “pinguino solitario” sarebbe diventato uno dei nostri più simpatici compagni di avventura!

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